Posts contrassegnato dai tag ‘calcio’

Da tempo non scrivevo sul blog. Quindi un breve riassunto di quello che è successo in questi mesi.

Mignotte, Partito-Partito!, grande centro, Lele Mora, ciao Benitez, Si a Marchionne, No a Marchionne, Boh a Marchionne, Ferrero è vivo, Ma no… è morto, mignotte, sfiducia, fiducia, cazzo!, in culo a Vendola, W Fini, Berlusconi è morto, Berlusconi è resuscitato, cazzo ho dimenticato di giocare al Fantamorto, buon anno, nipote di Mubarak, Mubarak è morto, no è vivo, anzi è proprio morto, lo cacciano, ma ci vuole tempo, mignotte mignotte, mignotte/consigliere regionale, toghe rosse, pogo rosso, pochi rossi, molti rissosi, ciao Fini è stato bello finchè è durato, “il federalismo si farà!”, forse, mah, convinto tu, governo tecnico, milan tecnico, ciao ronaldinho, Cassano, Casini che fine ha fatto?, Ah giusto è a flirtare con Fini, ma Fini non era morto, noooo ha un secondo fine Fini, elezioni anticipate, partite posticipate, recuperi, mille proroghe, mille bolle blu, donne incazzate, uomini incazzati, Rosy Bindi premier, Bondi dimettiti!, non mi dimetto, ok decidi tu, mignotte, no si dice escort, sara tommasi, soldi, minetti, minzolini, checchè se ne dica: mignotte!

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E’ vero che ormai mi ero un po’ disinnamorato del calcio. Ma l’annunci che l’U.S. Avellino 1912, la squadra della mia città, sia fallita un po’ di tristezza me l’ha portata. Ma non perchè ripartirà dalla serie D (sono convinto che possa risalire). L’Avellino era la squadra che mio padre mi descriveva (e lo farà ancora) con occhi lucidi, raccontando dei 10 anni di serie A, di Juary o di Diaz, di un’epoca irpina. Il calcio da sempre ha fatto parte della storia avellinese ed è sempre stata una speranza per un popolo spesso lasciato spesso da solo con i suoi problemi. Mio padre mi ha sempre raccontato di come il 23 novembre dell’80, data che nessuno dimentica ad Avellino, il terremoto sconvolse la vita delle persone (3000 morti) dopo che nel pomeriggio i “lupi” di Vinicio avevano battuto 4-1 l’Ascoli. E neanche mi ricordo quando per la prima volta mi portò allo stadio, e neanche sto qui ad elencare quante ore ho passato su quei gradoni di cemento grigio ad osservare i “verdi” giocarsi infinite partite (un po’ di serie B e tanta serie C) con un sole che ti cuoceva vivo o con la pioggia che ti inzuppava tutto (portare un ombrello in curva era un fastidio). Le tante volte che ci si avviava allo stadio 3-4 ore prima dell’inizio del match, i derby vinti con somma gioia e quelli persi con tanta rabbia, i goal in rovesciata o quelli nell’incrocio dei pali e le imprecazioni sulla papera del nostro portiere. Io, in un modo o nell’altro, allo stadio ci son cresciuto, ed ho sentito un legame con tanta altra gente che magari per la strada avre insultato per qualche parola in più o per sfizio. Non dico che queste cose non possano ripetersi (sono sicuro che si ripeteranno), ma di sicuro l’U.S.Avellino non c’è più, e le emozioni saranno comunque belle, ma inevitabilmente diverse.