Archivio per la categoria ‘I provinciali’

L’ indice con le puntate precedenti lo trovate qui

(…continua) … Si parte. Nello stereo l’ultimo dei Baustelle. Per arrivare nel paesino dove lavoro devo percorrere una serie infinita di curve che la gente del luogo continua a chiamare superstrada. E se fossero le curve il difficile saremmo a cavallo.

Il rpoblema in realtà è che ti trovi di fronte, nel giro di 50 chilometri, a dossi, saliscendi, dislivelli incredibili, pendenze, curve che in confronto quelle di un velodromo sembrerebbero piatte. Su tutto questo ho elaborato una mia teoria. Ai tempi della costruzione della strada, l’architetto incaricato doveva essere lo stesso delle montagne russe di Mirabilandia. Con l’aggravante di averlo assunto durante un periodo di grave depressione dovuta al tradimento della moglie, che stava cercando di superare rifugiandosi nell’alcool. E allora me lo immagino che si aggira barcollando per il cantiere dei lavori , si avvicina agli operai e gli dice “No, hic, così non va, hic, dobbiamo salire di più”, indicando la luna. E tutti gli operai guardano il dito. E poi pensano “Questo è scemo!”.

Fatto sta che per colpa di un architetto depresso ogni mattina sono costretto a superare un livello di “Crash”.

Man  mano che mi avvicino alla meta incomincio a svegliarmi, mentre l’aria attorno si fa sempre più fredda. Se guardi fuori dal finestrino rimani incatato: distese immense di verde, i primi contadini nei campi, ti sembra quasi di avvertire l’odore della terra bagnata. “Eccoci che attraversiamo i girasoli, bucanieri nati, andiamo via…”. Canticchio. Lo faccio spesso, senza accorgermene il più delle volte. Mi faccio prendere dalla musica, sia quella che mi piace sia quella che odio. E mentre canto mi estraneo dalla realtà, dimentico i problemi sentimentali, dimentico il mutuo, dimentico la rata della macchina, dimentico che… Cazzo, sono in riserva da 20 minuti, devo fermarmi.

Mi è sempre dispiaciutofar uscire i benzinai dalla loro stanzetta, specialmente di mattina, con questo freddo, così presto. E quindi sto lì mezz’ora a scusarmi e aringraziarlo come se mi avesse fatto ricrescere una mano. Poi tutti i sensi di colpa svaniscono quando apro il portafoglio e ci ritrovo le ultime 20 euro, mentre lui apre il suo per darmi il resto e salta fuori più o meno l’equivalente di un paio di miei stipendi. “Stronzo, tu e la tua pompa di benzina, e stronza anche la tua faccia assonnata e infreddolita”. Poi penso che non è colpa sua e vado via.

Sono quasi arrivato, alla prossima devo uscire. Ah, dimenticavo di dirvi che l’architetto, di cui prima abbiamo parlato a lungo,  doveva essere anche strabico visto che ha posizionato le uscite alla cazzo di cane, con direzioni alla cazzo di cane, e cartelli… beh, come sopra.

(continua…)

Per rintracciare le parti precedenti andate qui.

(…continua) Una delle entrate più grandi che i abbia mai visto. Non solo i bambini ci parcheggiano le biciclette, ma volendo, ci si potrebbe far entrare anche un tir, con tanto di rimorchio. L’hanno fatto così grande probabilmente per non far trasparire che in realtà gli appartamenti sono poco più decenti di un garage. Metto un primo piede fuori, freddo pungente, del resto siamo a dicembre, faccio un passo indietro, rientro nel portone, richiudo la porta. Prendo una sigaretta, la infilo in bocca, tengo l’accendino pronto nella mano destra. Ormai è un rituale che seguo ogni mattino, annusare l’aria e poi privarmene per prepararmi a fumare. Poi esco, mi accendo la sigaretta, e mi incammino verso la macchina. Ogni sera la parcheggio a debita distanza, calcolata al centimetro,  per permettermi la mattina dopo di finire la cicca e sgranchirmi le gambe. Mi fermo come al solito davanti l’edicola, leggo molto distrattamente i titoli dei giornali, e mi rincammino verso la macchina.

Con la mia auto ne ho passato di tempo. Mi ha dato problemi, le ho dato problemi. Fiat Seicento, giallo canarino. Ultimamente il nostro rapporto si è un po’ logorato. Ho cercato più volte di tradirla con modelli meno vecchi, ma alla fine ho sempre ricevuto solo due di picche, non potevo permettermele.

Da allora siamo distanti. Buongiorno, buonasera e poi indifferenza.

3. “Walk on the wild side…”

La batteria della Seicento è ai minimi storici (l’ho sempre sentito dire al tg parlamento e sogno di poter usare questa espressione da sempre). Devi sempre girare la chiave un paio di volte a vuoto per avvertire i primi respiri del motore. Visto il freddo ovviamente il vetro eè ricoperto da un sottile strato di ghiaccio. Accendo il riscaldamento, giusto il tempo di rendere limpido il parabrezza e di immaginarmi ai Caraibi con quest’aria calda che mi soffia tra i capelli e donnine vestite poco e male che mi portano cocktail e altro. Non vado al mare da quasi due anni. Sono bianchissimo, quasi trasparente. Casper sembrerebbe Carlo Conti paragonato a me. Non che senta il bisogno impellente di andare al mare, sono più un tipo da “zona appenninica interna” (questa la sento sempre al meteo) per nascita, e la cosa non mi dispiace più di tanto. Di vacanze non se ne parla nemmeno, visto che sono troppo impegnato a sopravvivere per regalarmi due settimane di villegiatura.

Stop! Fermati con questi sogni del cazzo. Devi partire.

L’orologio in macchina segna le 7.28, ma calcolando che è sempre andato una decina di minuti indietro e che ad ottobre è scattata l’ora solare (un’ora indietro) ma non sono riuscito a trovare il pulsantino giusto per regolare l’orario, direi che più o meno saranno le sette meno venti. (continua…)

I provinciali #0

Pubblicato: 14/05/2010 in I provinciali, Racconti
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“Di battaglia perse ben lontano dall’artiglieria…”

1. Finale

Boom!. Un colpo sordo. Poi più niente.

2. Sveglia

Ti-Ti-Ti-Ti, Ti-Ti-Ti-Ti.

Quel suono così ritmato e acuto della sveglia alle sei del mattino mi ha sempre disturbato. Vabbè, probabilmente a quell’ora qualunque suono darebbe fastidio. Potrei cambiare la sveglia. Sì, me lo dico ogni mattina, ma forse mi piace svegliarmi col piede sbagliato. O forse non è il suono a darmi fastidio, forse è tutto quello che sottintende che mi provoca irritazione. Il Ti-Ti-Ti ormai non lo avverto quasi più, o meglio, lo traduco istantaneamente in “Alzati stronzo, devi andare a lavoro”. Ecco. ora forse potremmo incominciare a ragionare, ma perchè? Non ne ho né la voglia né il tempo.

Tutti ricordano la scena della sveglia di “Fantozzi”, il “caffè e latte con pettinata incorporata”, Pina che conta i secondi, il laccio della scarpa che si spezza. Essendo un gran cultore della pellicola, io cerco di imitare, diciamo pure sono costretto, in gran parte la preparazione fantozziana. Solo che rispetto al buon paolo Villaggio riesco a recuperare qualche secondo infilando direttamente le scarpe, rimaste volutamente allacciate dal giorno precedente. Faccio colazione con una taza di latte. Prima ci aggiungevo anche i cereali, ma essendo un divoratore insaziabile di Choco-Pops di sottomarca ho deciso di eliminarli dalla mia vista. La mia vita era arrivata ad un bivio economico; dovevo scegliere, o loro o le sigarette, entrambi non potevo permettermeli. Ovviamente scelsi le sigarette, anche se per un attimo ebbi l’insana idea di provare a fumare i cereali, subito lasciata cadere nel vuoto da quel po’ di senso della salute che ancora mi era rimasto.

Due giri di chiave alla porta di casa.

Anche se a volte ho avuto la tentazione di lasciarla aperta, giusto per vedere di nascosto che effetto avrebbe fatto ad un ipotetico ladro. Non penso avrebbe trovato nulla di interessante da rubare. Non ho un pc, gioielli neanche a parlarne e al posto dei quadri ho appeso degli A4 Fabriano che utilizzo come promemoria (del tipo “Contattare la padrona di casa e dirle che il frigorifero non raffredda nenche ‘sto c….). Al massimo gli sfortunati intrusi avrebbero potuto trovare qualche pentola sporca e un ferro da stiro risalente ai primi anni ’70 (dell’800 però). Alla fine avrebbero rinunciato al bottino, anzi, al limite mi avrebbero lasciato un a mazzetta di soldi sul comodino (per la serie: “Questo sta messo peggio di noi”).

Due piani di scale e sono al portone… (continua martedì)

Questo è l’indice dove potrete trovare tutti i link per leggere la varie puntate del racconto “I provinciali”, scritto da me medesimo. Nel caso abbiate suggerimenti o giudizi potete commentare i post o inviarmi una mail a noir.ale@gmail.com. Saluti, e buona lettura (è noioso, non vi conviene, prendetevi un bel libro di Camilleri dalla mensola, vi divertirete di più)

I Provinciali #0