Archivio per gennaio, 2010

Gallipoli: Vendola 684 – Boccia 204.

Anche voi fino al 31 gennaio potete aiutare persone in difficoltà. In pratica bastano 30 centesimi al giorno. Quindi cosa aspettate, fate anche voi… l’abbonamento alla Rai.

Non so se ieri sera ci fosse il maggior numero di malati nel telefilm o nel programma di Rai 3. Da una parte c’era un dittatore malato rianimato dall’equipe di House, dall’altra c’erano Bersani che faceva una respirazione bocca a bocca al Pd nell’estremo tentativo di tenerlo in vita e Bondi che con la scusa della rianimazione limonava con Belusconi. Concorrenza.

Oh, pare che Craxi e Ali Agca siano diventati quanto di più buono il genere umano abbia messo in campo nel novecento. Ma visto che siamo in periodo di revisionismo propongo anche io alcuni nomi da ridiscutere e rivalutare:

Adolf Hitler: oh, escludendo la politica dittatoriale e lo sterminio di più di sei milioni di persone, era un ottimo imbianchino.

Francesco Fioravanti: dai, cosa avrà fatto mai di male, se non aver partecipato alla strage di Bologna e ad altri numerosi assasinii.

I Pooh: non hanno dato il colpe mortale alla musica italiana,  non hanno dato il colpe mortale alla musica italiana, non hanno dato il colpe mortale alla musica italiana…

Felipe Melo: cosa pretendete? mica l’hanno pagato 25 milioni di euro

Jafar: si, ok, era il cattivo della storia. Ma provate voi a sopportare il sorriso smagliante di Aladino ad ogni ora del giorno e della notte.

Commemorazione a 10 anni dalla scomparsa del leader socialista. Sembra che ad un certo punto l’ex capo del consiglio abbia aperto la bara, sia risorto, e, indicando Brunetta, abbia fatto venire i bambini a se. Poi ha preso i  garofani rossi, li ha spezzati, li ha distribuiti ai suoi discepoli ed ha detto “Andate, e raccontate questo alle genti”. A quel punto si è alzata subito un’ola tra i presenti, che intonando il coro “Santo subito”, son partiti per l’Italia, senza traghetti o  aerei, attraversando il mediterraneo a piedi. Questa è la parola del Signore. Allelujah, A-A-llelujaa- ah…

Semplice. Mandare Maroni e Cota a lavorare nei campi. Anche part-time va bene.

… ha parlato, ha detto quello che nessuno osa dire, ha avuto il coraggio che altri non hanno avuto, ha parlato alla gente. Il parroco di Rosarno ha le palle.

“Bisogna aiutare i fratelli che sbagliano”, spiega il sacerdote. “E in questi giorni che stiamo vivendo qualcuno ha sbagliato. Ma questo non ci autorizza a colpirlo, a inseguirlo, a ucciderlo, a cacciarlo. Ci obbliga a capire, a fermarci. Per non sbagliare più. Questo dobbiamo fare se vogliamo essere dei cristiani”. Il parroco lascia l’altare, scende tra la gente. Parla a braccio, stringe con le mani il microfono. “Se ho un fratello in famiglia non posso picchiarlo o cacciarlo di casa perché ha rotto un vaso. Devo andargli incontro, sostenerlo, capire cosa è accaduto”. Allarga le braccia, sorride: “Vedo finalmente questa chiesa piena, sono contento che moltissimi tra voi sono tornati. Ma vedo anche che manca qualcuno”. Don Pino sospira, si rivolge ai bambini. “Lo vedete anche voi. Non c’è John. Vi ricordate di lui? Veniva ogni domenica”. I bambini annuiscono. I genitori, dietro, restano in silenzio. Tesi e consapevoli. “Mancano anche Christian, Luarent. E Didou, il piccolo Didou. Mancano i suoi genitori. Erano come voi, con la pelle più scura, venivano dall’Africa. Non ci sono perché li hanno cacciati”.

E’ il culmine dell’omelia. E’ il momento dell’appello. E del rimprovero: “Mi rivolgo ai più grandi, ai genitori. Perché loro hanno un ruolo importante, formativo. A voi dico: non vi fate trascinare verso ragionamenti e reazioni che non sono da cristiani. E’ facile dire: abbiamo ragione noi. Quando siete nati, Dio è stato chiaro: questo è mio figlio. Lo siamo tutti. Tutti abbiamo diritto alla vita, una vita dignitosa, che non ci umili. Anche quelli di un altro colore, anche quelli che sbagliano sempre. Se vogliamo essere cristiani noi non possiamo avere sentimenti di odio e di disprezzo”.

Il parroco adesso è al centro della navata. Si rivolge al suo gregge che appare ancora più smarrito. Alza la voce, come un tuono: “Possiamo anche dire che abbiamo sbagliato. Che i miei fratelli, bianchi e neri hanno sbagliato. Ma lo dobbiamo dire sempre. Non solo quando qualcuno ci sfascia la macchina. Lo dobbiamo sostenere con  forza anche quando altri fanno delle cose ancora più gravi. Cose terribili. Dobbiamo avere il coraggio di gridare e denunciare”. Il sacerdote indica il presepe: “Non avrebbe senso aver allestito questa opera. Non avrebbe senso festeggiare il Natale. Meglio distruggerlo e metterlo sotto i piedi. Dobbiamo celebrarlo convinti dei valori che lo rappresentano. Perché crediamo nella misericordia e nella solidarietà. Se invece non abbiamo la forza di ribbellarci ai soprusi e alle ingiustizie e siamo pronti alle violenze nei confronti dei più deboli, allora non veniamo più in chiesa. Dio saprà giudicare. Saprà chi sono i suoi figli”.